30/10/2026

«La guerra dei mondi», 30 ottobre 1938: la notte in cui i marziani sbarcarono solo sui giornali

Domenica sera, New York. Ben Gross, critico radiofonico del Daily News, sale su un taxi per raggiungere la sede della CBS, dove da poco è cominciata una trasmissione che sembra raccontare l’invasione della Terra da parte di non meglio precisati marziani. Il taxi corre. Le strade di Manhattan, ricorderà Gross nel 1954, sono vuote. Davanti alla CBS non c’è alcun tumulto. Il giorno dopo, 31 ottobre, il suo giornale apre la prima pagina con il panico.

La trasmissione è quella di Orson Welles, che con il suo Mercury Theatre on the Air adatta per la radio il romanzo di H.G. Wells in forma di finti notiziari. La versione che si è tramandata è nota: milioni di americani credono all’invasione, scappano di casa, intasano le strade. Venerdì saranno 88 anni: la storia continua ad essere citata come prova di quanto un mezzo di comunicazione possa influenzare il pubblico. Le fonti storiche più attente raccontano un’altra cosa.

Chi ascoltava davvero

La stessa sera il servizio di rilevazione di C.E. Hooper telefonò a 5.000 famiglie. Solo il 2% disse di ascoltare un radiodramma o il programma di Orson Welles sulla CBS. Nessuno nominò un notiziario. Il 98% stava ascoltando altro, oppure niente. Nella stessa fascia andava in onda sulla NBC il Chase and Sanborn Hour, uno show comico con il ventriloquo Edgar Bergen, molto popolare. Frank Stanton, giovane dirigente della CBS, avrebbe riassunto così la questione: in primo luogo, la maggior parte della gente non l’aveva sentito.

Quanto al panico vero, gli studiosi Jefferson Pooley e Michael Socolow, che hanno ricostruito la vicenda, lo giudicano «così piccolo da essere praticamente non misurabile». Le linee telefoniche di New York e di altre città si intasarono, le chiamate alla polizia aumentarono soltanto in alcune giurisdizioni, le visite al pronto soccorso non crebbero. Sei settimane dopo, sei ospedali di New York non risultavano avere casi legati alla trasmissione. Non si conosce alcun suicidio verificato. Una donna chiese alla CBS ben 50.000 dollari di risarcimento per «shock nervoso»; la causa fu respinta in breve tempo. La celebre foto del contadino armato di fucile fu messa in scena per la rivista Life.

Perché i giornali

Negli anni della Depressione la radio aveva sottratto pubblicità alla stampa. Secondo Pooley e Socolow i giornali enfatizzarono il panico per dimostrare agli inserzionisti e ai regolatori che il nuovo mezzo non era una fonte di notizie affidabile. Il New York Times pubblicò un editoriale intitolato «Terrore via radio». A Washington il presidente della Commissione federale per le comunicazioni, Frank McNinch, ottenne un accordo informale: niente più falsi annunci di notizie. Non ci furono sanzioni per la CBS né per Welles.

Il libro che rese vera la leggenda

Nel 1940 lo psicologo Hadley Cantril pubblicò The Invasion From Mars, che diede alla storia un’aria scientifica. Il libro unisce i dati della CBS, un sondaggio dell’American Institute of Public Opinion condotto sei settimane dopo e 135 interviste, tutte nel New Jersey, un campione non rappresentativo che lo stesso Cantril ammise. Nel sondaggio il 12% diceva di aver ascoltato il programma, cioè circa 12 milioni di persone: troppe, visto che la puntata precedente ne aveva circa 4 milioni. Cantril stimò «con prudenza» sei milioni di ascoltatori. Di questi il 28% credette che fossero notiziari veri e circa il 70% di loro si spaventò o si turbò. Il conto porta a circa 1,2 milioni di persone spaventate (calcolo della redazione), in linea con il «circa un milione» citato da Pooley e Socolow.

Il passaggio decisivo sta nella parola. Cantril mise insieme «spaventati», «turbati» ed «eccitati» sotto un’unica etichetta: panico. Di quei numeri si sentì la debolezza anche in casa: Stanton giudicò il manoscritto originale «completamente insoddisfacente» e lo riscrisse in gran parte con Paul Lazarsfeld, il quale giudicava ridicole alcune conclusioni di Cantril. Lo stesso Lazarsfeld, nello stesso 1940, avrebbe concluso in The People’s Choice che l’influenza dei media è più limitata di quanto si pensi.

Che cosa se ne ricava

Tre letture della redazione, per chi misura gli effetti di un mezzo. La prima: chi racconta quanto è potente un mezzo di solito ha un interesse: nel 1938 erano i suoi concorrenti. Oggi i numeri sull’efficacia di un canale vengono soprattutto da chi lo vende o da chi lo usa e deve giustificarlo. La seconda: la parola ha corso più dei dati. «Turbato» non è «in preda al panico»: la differenza tra le due è abissale. La terza: il numero giusto, quella sera, c’era già. Lo aveva misurato Hooper: diceva che quasi nessuno ascoltava. Era anche il meno raccontabile.

Di quella notte restano la prima pagina del Daily News del 31 ottobre e il ricordo di un suo critico radiofonico, su un taxi che correva verso la CBS lungo strade vuote. Il ricordo l’ha scritto nel 1954. La prima pagina, invece, l’avevano già letta tutti.


Fonti: Jefferson Pooley e Michael J. Socolow, «The Myth of the War of the Worlds Panic», Slate, 28 ottobre 2013; Michael J. Socolow, «The Hyped Panic Over “War of the Worlds”», The Chronicle Review, 24 ottobre 2008.